Ho un Fairphone e me ne vanto

La prima volta che ho sentito parlare del fairphone è stato diversi anni fa quando ancora vivevo in Italia. L’argomento mi era stato introdotto dalla mia amica Arianna, una delle persone  presenti nella mia vita che più di tutte prende con serietà i temi che riguardano il rispetto ambientale e non da meno quello umano.

All’epoca io ero una felice utente Apple, in teoria lo sarei ancora per motivi lavorativi ma all’epoca possedevo anche un iPhone 4 dunque ero parte di quel movimento di persone fanatiche di un certo brand anche se per fortuna non mi sono mai ridotta nello stato di dover fare una fila per comprare il telefono del momento.

Domanda – Mentre pubblicate l’ennesima inutile foto dei vostri piedi a bagnomaria nella piscina comunale dietro casa vi siete mai chiesti come vengono realizzati i telefoni che avete in mano?

Uno smartphone è il portentoso risultato di un insieme di minerali presenti in natura come lo stagno e il silicio, ma anche il nichel per le batterie e tutto un ventaglio di elementi che finiscono in “onio” per permettere a noi comuni mortali di cazzeggiare su internet.

Poi c’è il COLTAN, un minerale che serve a produrre quel genere di condensatori molto presenti nei dispositivi tecnologici, dalla fotocamera alla playstation e ovviamente agli smartphone.

Poiché non sono così brava con le parole voglio citare un articolo scritto da Andrea Nicastro per il corriere della sera che vi invito a leggere per capire bene di cosa stiamo parlando quando parliamo di Coltan.

È raro, si trova in Congo e in pochi altri Paesi. E soprattutto è indispensabile per i nostri smartphone e per l’industria aerospaziale. Facile, prezioso, utile: tre vantaggi che ne fanno il bancomat della giungla, disponibile per chi abbia un esercito privato, sia guerrigliero o militare corrotto. La manodopera della disperazione è semplice da «creare». Basta razziare nelle province vicine, uccidere, violentare. La gente scapperà e verrà a scavare proprio per il «Signore della guerra» che controlla il coltan. Senza che lui investa un centesimo per allestire la miniera, la gente si organizzerà in clan di 30-40 persone. Gli uomini estrarranno le pietre con le vanghe, le donne e i bambini le laveranno a mano nell’acqua e le trasporteranno al mediatore più vicino. A volte cammineranno anche due giorni nella foresta con trenta chili sulle spalle. I minerali verranno imbarcati per la Cina o la Malesia dove i due metalli del coltan (columbine e tantalio) verranno separati per essere venduti all’industria high tech. A ogni passaggio il Signore della guerra prende una tangente e si arricchisce sulla miseria altrui. Può essere un ribelle, un colonnello dell’esercito o un poliziotto.

Insomma questo nostro cazzeggio ha un costo davvero elevato e l’idea di pubblicare l’ennesima foto inutile pensando alle persone che pagano ogni giorno un prezzo troppo alto per sopravvivere a questi tempi moderni non mi faceva dormire serena.

Come posso pubblicare una foto senza sentirmi in colpa per quello che sto facendo?

A parte trovarmi un bravo psicologo la soluzione era a portata di mano e aveva persino fatto progressi da quando la prima volta ne avevo sentito parlare da Arianna.

Così mentre io saltellavo amabilmente dall’OS di Apple all’ Android del Google phone ho iniziato seriamente a prendere in considerazione l’idea di comprare questo famigerato fairphone.

Fair in inglese vuol dire buono, imparziale, giusto. Ed è il termine migliore per descrivere l’idea dietro questo telefono.

Questo perché il fairphone nasce come il rivoluzionario progetto di una startup olandese che antepone il rispetto per l’ambiente e la persona al mero profitto. Sembra una storia uscita dal mondo delle fate vero? E infatti guarda caso in inglese fairy vuol dire anche fatato!

fairphone modules

Il fairphone è fatto per durare. Anche una vita se necessario.

La spesa può sembrare significativa ma con molta probabilità – a meno che non fallisca l’azienda che lo produce – non comprerò mai più un telefono in vita mia, solo pezzi di ricambio perché questo miei cari è un telefono modulare che posso riparare facilmente senza il bisogno di assistenza da parte di terzi.

Proprio pochi giorni fa ho sostituito da sola il modulo della fotocamera senza essere McGiver. È stato non solo semplice ma in un certo qual senso divertente, perché è divertente riuscire a capirci qualcosa facendo il minimo dello sforzo.

Screen Shot 2017-09-07 at 19.57.22

Ma i pregi che mi fanno essere ben contenta di far parte di questa piccola rivoluzione sono molteplici.

Il fatto di cercare di utilizzare materie prime il meno tossiche possibile per esempio, l’attenzione seria e non solo di facciata nei confronti dell’ambiente, il tentativo di usare certe materie solo per coprire la richiesta senza cedere alla sovra-produzione o ancora semplicemente sapere che per fare il mio telefono i materiali sono stati estratti in siti che sostengono le popolazioni in difficoltà, dove non esiste caporalato oppure ancora sapere che il mio telefono è stato assemblato da un gruppo di persone pagate regolarmente ad una cifra dignitosa.

Nessuna persona ha sputato sangue per produrre questo telefono, dunque il mio telefono vale la cifra che costa e dopo un anno posso con certezza dire di essere felice per una volta in vita mia non essere stata parte del meccanismo che manda a puttane il mondo!

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