Prendere un buon caffè a Londra

Prendere un buon caffè a Londra non è più un miraggio. L’enorme flusso migratorio di centinaia di migliaia di italiani giovani in UK e in particolar modo nella sopravvalutata Londra ha portato con se diversi benefici inaspettati tra i quali una pizza napoletana decente, un sacco di concerti di artisti italiani che mi piacciono e finalmente un caffè espresso come diocomanda!

Il mio essere freelance poi mi ha portato col tempo a scoprire dove gustare un dignitoso caffè all’italiana e dove di italiano purtroppo c’è soltanto il nome. Lavorare in giro per la città dunque è stato di grande aiuto anche se la dritta migliore mi è stata fornita dalla mia amica Assunta che essendo partenopea e parte napoletana – 100 punti a chi capisce la citazione – ha innato nel DNA il gene del caffè fatto bene.

PRENDERE UN BUON CAFFÈ A LONDRA

Ecco quindi che finalmente dopo tre anni di vita londinese al Caffè Vergnano di Chancery Lane ho preso un caffè degno di questo nome, mi sono persino commossa quando chiedendo un espresso mi è arrivata una lacrima di bevanda e non il bicchierino pieno fino all’orlo come di solito usano fare gli hipster nei loro patinati riccardococcianti belli senz’anima coffeshop del centro.

Prendere un buon caffè a Londra
Ma non è tanto questione di godere di un buon caffè in una città di otto milioni di abitanti cercando quell’unico posto che ci renda felici e caffeinizzati quanto cercare di fare pace con la città e imparare ad ordinare la cosa meno peggio nei restanti novantanovemilanovecento coffee shop sparsi per Londra.

UN CAFFÈ PER FAVORE

Quando torno in Italia mi sento a casa solo quando dico questa frase ma qui è diverso, se volete un semplice caffè dovrete specificare tutta una serie di dettagli utili ad evitare di ordinare la cosa sbagliata.

Se chiedete semplicemente – a coffee please – quello che vi arriverà sarà un filter coffee, una bevanda prodotta dalla filtrazione del caffè macinato a mio parere ottima per pasteggiare con le uova strapazzate durante una perfetto breakfast all’americana.

Il filter coffee è una cosa che molto probabilmente in Italia non vi è mai neanche passato per la testa di bere ma non è male se lo si considera come accompagnamento a qualcosa di salato.

Se volete un caffè che ricordi anche solo lontanamente quello di un bar italiano dovrete chiedere un single espresso dove single sta nella quantità di scatti del macinino, quindi double sarà la richiesta per un doppio caffè espresso.

HAVE HERE OR TAKE AWAY?

Scordatevi i cinque minuti di amore col vostro caffè al bancone del bar. Il bancone non è menzionato nei posti dove appollaiarvi a godere della vostra dose di caffeina dunque se decidete di berlo in loco accertatevi ci sia uno spazio libero dove mettervi comodi.

Care amiche che vi atteggiate come quella scassacazzi di Carrie Bradshaw ecco spiegato il motivo per cui questi americani e inglesi se ne vanno in giro per la città coi loro bicchieroni. Loro mica hanno il problema dell’espresso.

Trovato il tavolo con un caffè potrete passare tutto il tempo che vorrete seduti a chiachierare, guardare gente o mettervi a lavorare col vostro portatile per tutto il giorno come avete sempre visto fare in tv. Ci ho provato anche io ma mi distraggo facilmente e non mi sento a mio agio, comunque c’è gente come la scrittrice J.K. Rawling che in coffee shop ha scritto nientepopodimeno che Harry Potter.

Quando ordinate un take away il bicchierino ve lo danno di carta ma è piccolo e non ha molto senso andarci in giro. Cosi almeno nel mio caso finisce sempre che lo bevo vicino la postazione dello zucchero, quello con piccolo cestino dei rifiuti incorporato.

IL DOGMA DEL CAPPUCCINO

La prova madre di un buon bar è sicuramente il cappuccino, anche in Italia c’è molta confusione sull’argomento e non è detto che riusciate a trovare un buon cappuccino cosi facilmente. Non è schiuma e non sono bolle, il cappuccino è una consistente crema vellutata che fa scendere con fatica i grani dello zucchero sparso in superficie. La crema è la prova de nove ma vivendo in Inghilterra mi sono dovuta abituare a vedere beveroni di latte, caffè e schiuma servita in tazze da due litri e mezzo spacciati per cappuccino.

Sorvoliamo sul fatto che molti bevono il cappuccino mentre pranzano\cenano o come dessert che per noi italiani è tanto grave quanto spezzare gli spaghetti in due ma la cosa che fa più male è sperare di trovare conforto nei deli italiani. Uno pensa di essere al sicuro, di essere a casa e invece ciofeche, ciofeche everywhere.

La soluzione però è a portata di ordinazione, se volete la cosa più vicina ad un cappuccino italiano non dovete ordinate un cappuccino ma un flat white.

Credetemi questa intuizione scoperta per caso vi svolterà l’esistenza italocaffeinomane di cui siete fatti e di cui mi ostino ad essere fatta anche io!

Quando ordinate un flat white vi verrà servita comunque una mezza litrata di latte ma comunque molto meno del cappuccino. A differenza del cappuccino dove dovrete specificare la misura del bicchiere il flat white ha una misura standard. Facile. Veloce. Con la fogliolina di latte art on top e niente bolle.  Da quando ho capito questa cosa sento molto meno la mancanza del cappuccino anche se quella texture di cui vi ho parlato tempo fa su questo blog è ancora nel mio cuore ma l’aria di casa per fortuna è una delle poche cose in questo mondo non ancora in vendita.

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