Bob

A questo punto non è più questione di bandiera né dell’ennesimo #iostoconnomeacaso.
Fino a qualche anno fa del cancelletto non sapevamo che farcene se non nascondere l’identità quando negli anni 90 imparavamo ad usare il cellulare.
Io non alimento le catene di S.Antonio né tanto meno gli hashtag emozionali collettivi né tanto meno cambio la foto del profilo per dimostrare la mia vicinanza a questo o quell’altro.
Non che sia sbagliato, ci mancherebbe.
Il fatto è che sono troppe le cose che ogni giorno andrebbero ricordate, i drammi, i genocidi, i femminicidi, gli attentati qui e le guerre di là. Oggi siamo tutti a Bruxelles e allora ecco subito qualcuno a ricordarci perché ieri non eravamo tutti turchi, tutti siriani, libanesi e via dicendo.
Perché questo si e quello no è il dramma con cui oggi giorno ci tocca di fare i conti. 
Perché quello ha i soldi e quello no, perché quello ha la raccomandazione e quell’altro no, perché quello può pagarsi il figlio e quello no, perché quello può superare il confine per arrivare in Inghilterra e quell’altro no. La vita è stronza, la vita è questo. Una danza collettiva ai quattro cantoni dove devi muoverti in fretta per non rimanere senza  una sedia sotto al culo.
La verità è che sono stufa di dover per forza stare con qualcuno, io vorrei potermi permettere di non dover pregare per quelli in questa situazione. È un meccanismo strano quello di dover pensare a tutti, di non dimenticare l’ultimo degli ultimi perché ci si ammala a voler pensare di poter salvare tutto.
Il male di vivere nell’era globale è l’impossibilità di poter rimanere all’oscuro da tutte le disgrazie che quotidianamente accadono in questo porco mondo. Globale non è solo riuscire a comprare una coca cola anche a Cuba, globale è il dolore che si può provare per ogni morto ammazzato, sfortunato, massacrato di cui non avremmo mai sentito parlare se non ci fosse stata una telecamera a mostrarcelo.
Non lo so cos’è giusto, questo è solo uno sfogo a cui dovevo trovare un senso.
Le sirene, la tv, Salvini che si fa fotografare all’uscita di una fermata della metro qualunque a Bruxelles mi fa vomitare e allora spengo la tv, la radio, internet. Spengo il cervello ed esco di casa.
Oggi una Londra assolata mi ha regalato un attimo di tranquillità e lo sguardo sereno di Bob, un homeless inglese che staziona a Piccadilly Circus da qualche tempo e a cui forse della guerra e delle bombe importa relativamente. Bob oggi mi ha detto che la cosa più bella che abbia mai conosciuto è la vita.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Lucilla ha detto:

    Sono d'accordo. Solo un commento cinico che mi è balenato quando ho visto la foto di Salvini: una ca**o di volta che va a lavorare e guarda che succede, almeno avesse preso la metro!

    Mi piace

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