Un piccolo viaggio in Cornovaglia

Se dell’Inghilterra hai visitato solo Londra non puoi dire di essere stato realmente in Inghilterra, perché Londra lo sappiamo tutti è una città a parte.
Questo piccolo viaggio in Cornovaglia mi ha fatto vedere per la prima volta con occhi diversi la nazione in cui vivo da ormai due anni, facendomene perdutamente innamorare sin dal momento in cui ho messo piede fuori dal treno, appena scesa alla Stazione di Penzance.
Le città di mare si assomigliano tutte ma poi alla fine ognuna ha una sua caratteristica riconoscibile tra tante. Quella di Penzance per esempio ha lo skyline caratterizzato dalla silhouette dell’isoletta di St. Michael’s Mount, isolotto raggiungibile a piedi quando la marea è bassa.
Sono stata fortunata a vederla in entrambe le versioni e ho trovato divertente tornare sulla terra ferma in barca, lì dove solo qualche ora prima avevo calpestato una distesa di sabbia dura e alghe.
La schizofrenia del clima mi ha permesso in sole 72 ore di vedere questa parte di Inghilterra vestita dei i suoi colori più belli. Il vento, la tempesta, poi il sole, l’acqua che improvvisamente dal piombo diventa di un luccicante verde smeraldo e poi ancora il vento, tanto tanto vento, una sincronia di colori che ha visto il vento come unico elemento unificatore.
Incredibile, perfetto viaggio in cui anche il cibo è riuscito a sorprendermi piacevolmente, perché va detto, non di solo fish&chips vive l’uomo inglese!
E che fortuna avere avuto una bella giornata ad accompagnarmi lungo il South West Coast Path e ancora che fortuna avere incontrato persone gentili in grado di fidarsi del tuo ritornerò e avermi lasciata parcheggiare l’auto pur non avendo ricevuto in cambio le monete cash per poi vederli sorpresi e felici quando dopo ventiquattro ore mi hanno vista fare capolino dalle loro parti solo per onorare la promessa fatta.

Il concerto blues delle nuvole sulla mia testa e quello country dei musicisti nel piccolo paesino di St Just in Penwith. Le feste di paese le ho sempre viste piene di mamme a passeggio con le carrozzine, giocattoli made in China comprati alla bancarella accanto al tirassegno, il cocco fresco, caramelle gommose, noccioline e il rumore fisso del generatore elettrico che allontanandosi si confonde con le giostre e il tunz tunz del tagadà, il quale camminando verso la piazza principale si confonde a sua volta con la musica folk e grappoli di vecchietti, che guardano altri vecchietti ballare appassionatamente il liscio!
Nel paesino di St Just tutto questo non c’è stato, quello che ho visto è stata tanta gente di qualunque tipo accalcata sotto al palco, ballare la musica country di questi due cowboys usciti da un film dei Coen e birra, solo birra, tanta birra.
Nessuna buccia di noccioline sparse sui tavoli, solo bicchieri vuoti accatastati uno sopra l’altro nell’unico tavolo disponibile. Danze sfrenate di personaggi venuti fuori da un quadro di Bosch, nuovi mostri saltellanti tra bizzarre ed improbabili bandiere colorate.
Non ho potuto fare a meno di confondermi nella folla, ballare la loro musica, cantare le loro canzoni, far parte anche io in quel momento di quella piccola Glastonbury in miniatura.
È stato bello, è stato breve, è stato un arrivederci perché mentre sono in viaggio verso Londra guardando il treno a vapore in partenza da Bodmin so già che presto tornerò nella pace bucolica di questa parte di mondo.

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