Happy, it’s nice to be

 Tu sei felice? Le prime volte che qui a Londra mi chiedevano se fossi felice non mi veniva mai da dare una risposta netta e chiara, però provavo quasi timore, è una domanda intima, felice è un aggettivo da usare con parsimonia (no, non ho detto Parsi Monia).
Non si può essere happy per il ketchup sull’hamburger. Va bene, ma cosa c’è da essere felici?
Una volta l’agente immobiliare per telefono mi disse che il padrone di casa era “happy” del fatto che avrei portato i gatti con me e la cosa mi aveva particolarmente colpito.
Ho pensato: “Dai, il landlord animalista che vuole bene ai gatti è un segno, questa casa sarà mia!”
Poi dopo una certa serie di email di lavoro ho capito che il loro “happy” non è come la nostra “felicità” e al padrone di casa dei gatti non gliene fregava una cippa, semplicemente era d’accordo che avessi dei gatti con me in casa sua.
“Sei felice se…” finisci la frase con qualunque verbo del vivere quotidiano, per esempio:
“sei felice se oggi il tecnico viene a fare il controllo di manutenzione dei tubi di casa, potete anche non essere presenti abbiamo le chiavi?”
Cosa c’è da esser felici? Facciamo che va bene, ma la felicità è un’altra cosa.
Insomma per gli inglesi “happy” è più un “mi sta bene” mentre per noi “happy” è proprio happy happy happy, cioè una roba che vale più di una pera di Fonzie, Albano, Romina e Pharrel Williams in dose unica.

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