Diventare self-employed in UK

Avete presente l’ansia che vi prende quando salite su un treno che non avete mai preso prima e avete paura di aver sbagliato direzione?
Questo è esattamente il tipo di ansietta che mi accompagna oggi perché finalmente dopo poco più di 6 mesi in UK ho deciso di rendere ufficiale il mio freelancismo e di registrarmi come self-employed sul sito HMRC.
HMRC non è il nuovo album di madonna ma il sito a cui farete riferimento spesso e volentieri per la vostra nuova vita in UK, è un po’ come il nostro sito dell’INPS con la differenza che nonostante sia in una lingua che sto ancora imparando è tutto molto più chiaro del sito italiano.

L’ansia è dovuta al fatto che sembra tutto troppo semplice per essere vero e non vorrei proprio ritrovarmi in mezzo a qualche guaio finanziario o con l’equitalia UK version.

Quando sono su un treno che non conosco la tattica preferita per tranquillizzarmi è chiedere a 3 persone diverse la direzione del treno e se soltanto una di queste mi dice qualcosa di diverso da quello che mi aspetto di sentire allora è finita, panico totale.

Allo stesso modo prima di fare qualunque cosa provo a cercare pareri e opinioni ma soprattutto esperienze sul web riguardo il diventare self employed, purtroppo devo dire che non c’è un granché in giro o meglio, si fermano tutti alla prima frase “diventare self-employed è facilissimo” ma poi nel dettaglio non si trova nulla.
Cosi ho deciso di mettermi nei panni della persona a cui io chiederei la direzione del treno per una vita tassativa senza troppi scossoni, magari può servire anche a te che passi qui per caso.

Self employed VS Partita IVA

Fermo restando che tutto ciò che scriverò è da verificare, quello che ho capito è che diventare SE è come avere la partita iva ma senza le fregature della partita iva.
Fai il tuo lavoro, ti pagano, ad aprile l’HMRC ti invia un modulo da compilare ed entro il gennaio successivo paghi quanto ti spetta. Puoi affidarti ad un commercialista ma puoi anche imbarcarti in questa situazione da solo e questa scelta è quella che seguirò io, così per far fumare un po’ il cervello.
La verità è che voglio vedere quanto e se è davvero così facile, alle brutte mi butterò tra le braccia del primo commercialista/accountant che incontrerò per le strade di Londra.

La partita iva esiste anche qui ma si chiama VAT, è obbligatoria per chi ha entrate superiori a 75.000 sterline all’anno e per il momento purtroppo non è il mio caso.

Due parole sul PAYE

In questi 6 mesi in cui ho esercitato la mia professione ho pagato le tasse pur non essendo registrata ufficialmente come libero professionista.
Sulle mie buste paga infatti risultava la voce PAYE che vuol dire PAY AS YOU EARN, l’ammontare risulta già detratto in busta paga, in sostanza non dovete fare niente, avete già pagato. Devo solo capire se sono obbligata a fare lo stesso la dichiarazione dei redditi anche con questa formula che di solito si usa per i lavoratori dipendenti.
Una cosa è certa, quando il vostro contratto scadrà o deciderete di lasciare il lavoro, vi arriverà dopo qualche giorno a casa il modulo P45, per fare un paragone con l’Italia è l’equivalente del CUD. Conservatelo mi raccomando, in generale conservate tutto quello che l’HMRC vi manda, che non sono mai cose a caso.

In percentuale pagherete molte più tasse con la formula PAYE rispetto al Self Employment perché dovrete pagare anche la parte pensionistica ovvero il NIN che se non ho letto male si attesta intorno al 14%.

SI COMINCIA!

Ho compilato online la registrazione come lavoratore autonomo, facile, veloce senza uscire di casa. Poco dopo mi è arrivata una mail di conferma, nella mail inoltre c’è scritto che entro 4/6 settimane riceverò il mio codice UTR o Unique Taxpayer Reference.

Nel fratempo l’HMRC mi ha inviato ben due email dove mi viene proposto di seguire i loro webinar per imparare a capire come funziona il sistema tasse in UK ora che sono self employed. Mi piace!


Dopo circa venti giorni dall’invio del modulo online eccolo che è arrivato il mio codice UTR nuovo di pacca, nel frattempo almeno una volta a settimana l’HMRC  continua ad inviarmi mail invitandomi a seguire webinar in diretta e/o tutorial molto utili sul loro canale youtube.

C’è la risposta ad ogni mia domanda, ma quello di cui non riesco a capacitarmi è se davvero sia tutto così semplice. Dov’è il trucco?

Ad ogni modo nonostante tutta questa apparente facilità ho premuto il pulsantone NO PANIC e così ho deciso, per evitare di fare casino e ritrovarmi nei guai di affidarmi ad un commercialista, questo perché non è tanto per la parte inglese che sembra così liscia a fluida da lasciare spiazzati, quanto per la parte italiana che mi preoccupava un po’.

Adesso sono in quella terra di mezzo in cui è bene fare attenzione perché cercare informazioni sul web a riguardo è come cercare su google “perché ho il mal di testa”. Ci avete mai provato? Più facile che il PD vinca le elezioni piuttosto che troviate una risposta chiara alle vostre domande, al massimo vi dirà che siete già morti, Google in pratica è una specie di Beppe Grillo ma più delicato.

THE ACCOUNTANT

E adesso? Come lo trovo uno bravo? Da graficara quale sono ho cercato sul web quelli in zona e ho scelto in base alla bellezza del loro sito. 
Bellezza è una parola grossa ma in fondo, il sito web è un po’ un biglietto da visita, dunque non può essere malaccio uno che in apparenza dal sito sembra più friendly degli altri. E fu così che venne arrestata!
Compilo il modulo di contatto e neanche mezzora dopo ecco che il mio nuovo amico mi chiama, è indiano e questo già mi piace, fisso un appuntamento e porto con me tutte le mie scartoffie.

Siete mai usciti sorridenti dall’ufficio di un commercialista? Ecco, io si.

Sono self-employed, ho tutti i vantaggi di chi in Italia ha P.iva, compresa la possibilità di poter scaricare affitto, bollette, trasporti, telefono, acquisti senza tutte le rogne della partita iva.
Mi sento come se improvvisamente una pesantissima zavorra avesse abbandonato le mie spalle ed è stato tutto così easy che io al mio nuovo amico indiano gli voglio già bene.

Una parte del problema è risolto, ora andiamo a chiudere le ultime porte aperte nella terra dei cachi. Stay tuned

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lyk ha detto:

    Ciao, a me servirebbero maggiori informazioni. Potrei contattarti in privato?

    Grazie mille 🙂

    Liliana

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  2. Admin ha detto:

    certamente, puoi inviarmi una mail tramite il modulo contatti del mio sito
    http://www.mariantoniettacontinenza.net/page5/contact-form/index.php

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  3. emanuelas ha detto:

    Ciao!! felice di essermi imbattuta nel tuo blog!!
    io lavoro a Londra ma dall'italia (via internet) già da un po' di anni. Mi sono decisa a fare il salto della quaglia 🙂 cioè non proprio venire lì, non ancora, ma regolarizzare la mia posizione lavorativa. Probabilmente come freelance, sono un architetto e lavoro come grafica/royalty coordinator per un'etichetta musicale inglese, quindi probabilmente ho bisogno di aprirmi una posizione come self-employed, sto cercando di capirci bene qualcosa, ma non è facile, sai indirizzarmi su qualche sito più specifico?? anche per capire a chi e come pagare le tasse poi..AIUTOOO
    emanuela

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  4. Admin ha detto:

    Ciao Emanuela, sicuramente il sito di riferimento è quello dell'HMRC, in particolare questa pagina:
    http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/+/http://www.hmrc.gov.uk/selfemployed/register-selfemp.htm
    inoltre se hai bisogno su youtube c'è il loro canale video pieno di spiegazioni e tutorial, puoi iniziare da questo: http://www.youtube.com/watch?v=Als7oyi5slg
    La cosa bella è che puoi fare tutto online da sola altrimenti se hai paura di non farcela puoi sempre affidarti ad un commercialista inglese (quelli italiani non ne sanno niente e soprattutto costano molto di più).
    Fammi sapere come va, in bocca al lupo 🙂

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  5. emanuelas ha detto:

    Grazie! leggerò attentamente tutto.
    quello che in realtà mi chiedo è, secondo te, se posso avere la posizione lì pur essendo residente in italia e a chi devo pagare le tasse in UK o in Italia??
    so che basta che lo faccia in uno dei due paesi, ma chi lo spiega all'ag. delle entrate italiana?
    che fatica tutto..
    grazie comunque per l'aiuto!

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  6. Admin ha detto:

    in teoria dovresti pagare le tasse nel luogo di residenza fisica e fiscale, inoltre esiste un modulo che deve inviarti chi ti commissiona il lavoro che serve proprio ad evitare la doppia fiscalizzazione ma in questo caso non so se ti serve

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  7. Tiziana Alocci ha detto:

    Ciao! Ho letto con interesse il tuo articolo e volevo chiederti un paio di domande circa il self employment: posso contattarti in privato? Grazie mille! Tiziana

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  8. Admin ha detto:

    certo, puoi inviarmi una mail tramite il modulo contatti del mio sito
    http://www.mariantoniettacontinenza.net/page5/contact-form/index.php

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  9. Cris K ha detto:

    Moooolto interessane e divertente! Piacere di averti scoperto ��
    Cris from (almost) uk

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  10. Anonimo ha detto:

    Ciao!
    Chissà se usi ancora questo blog…
    Ho visto il tuo sito, ma non mi è sembrato carino scriverti li per chiederti una cosa che non riguarda il tuo lavoro…
    Mi servirebbe il contatto del tuo accountant indiano. Ciao e grazie, Francesco

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  11. Admin ha detto:

    Grazie Cris 🙂

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  12. Stefania ha detto:

    Ciao molto carino ed interessante l'articolo, ora però potresti scrivere la versione di due anni dopo è con tutti i dubbi in meno 😜. La verità è che anche io sto cercando di capire se c'è qualche fregatura a livello di costi e spese perché in Italia con la partita iva è un manicomio! Sai darmi qualche aggiornamento? Non si ha nessun costo per diventare SE? Ed è vero che se non superi gli 11000£ l'anno non si pagano tasse come per un lavoratore normalmente assunto presso una ditta? Grazie mille in anticipo spero risponderai a presto.

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  13. Gislene Mesquita ha detto:

    Vorrei diventare un self employed. Cosa devo fare e chi contrattare? #Grazie.

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