Cosa vuol dire TEXTURE? Offrimi un cappuccino e te lo spiego

Sfatiamo un luogo comune, a Londra non si mangia male, non ho mai visto un posto cosi pieno di tante possibilità di scelta. Certo, il colesterolo è dietro l’angolo, anzi no, ti aspetta già in fondo alla strada però con un po’ di attenzione si riesce a sopravvivere bene.

Da italiana certo non posso fare finta di nulla, quando vedo certi fast food non riesco proprio ad entrare e comprare la prima cosa fritta che capita, lo zozzone di S.Lorenzo a confronto è un ristorante stellato sulla guida Michelin.

Per esempio mi mancano molto gli arancini del siciliano sotto casa ma mi mancherebbero lo stesso anche in Italia visto che il siculo ha chiuso i battenti come tante altre piccole attività negli ultimi tempi. La partita iva è un lusso sfrenato ormai ma questa è un’altra storia.

Quello che volevo dire è che per fortuna ormai, salvo rare eccezioni tipo la mia adorata maionese, è facile reperire prodotti italiani, non a prezzi convenienti ma ci sono.
Sono riuscita a fare il tiramisù e la lasagna, il sapore non era uguale uguale ma molto buono lo stesso.

Gli italiani hanno un rapporto col cibo che difficilmente trova paragoni, a prescindere dalla qualità.
Gli italiani intorno al pranzo hanno ricamato storie di famiglia, intere generazioni che intorno alla tavola hanno brindato, mangiato, costruito, distrutto, cancellato, immortalato, vissuto storie.

Non è il cibo di per se a mancare, è la texture ovvero il tessuto, “la pelle” a cui associ un sapore, un’emozione.

Vorrei tanto bere un cappuccino, di quelli cremosi che qui non hanno la più pallida idea di cosa sia, ma a prescindere dalla bevanda, quello che vorrei è tutto quello che c’è intorno al cappuccino: una storia italiana di periferia coi colori brillanti, la profondità di campo, la tazza piccola, il tavolino, la chiacchiera, il giornale, il tempo che scorre via in un modo che qui non puoi replicare.
Questo mi manca, non la schiuma ma la crema e la texture.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lucilla ha detto:

    ahahahah come ti capisco!! quando viaggio in posti lontani ed esotici dove i sapori sono necessariamente diversi da quelli di casa (e io sono comunque una buongustaia), mi capita prima o poi di fantasticare su una lasagna o su una sugosa parmigiana. certo sono piatti che apprezzo, ma che quando sono a casa non cucino tanto spesso. eppure eccoli là, il pensiero vola a quegli strati filanti di amore e genuinità. perchè intorno a quei piatti c'è la mia cultura, il mio vissuto. il pranzo dalla nonna, le chiacchiere fatte con gli amici, la melanzana dell'orto, l'olio del paese, che è buono, lo fa zio!! E' già mia cara: la vita ha una densità cremosa di un buon cappuccino, di un sugo lasciato bollire per ore, a fuoco lento; ed è tanto più densa quanto più è condita di storie belle e difficili, di vissuti intensi, di esperienze vere. la schiuma dura solo il momento di portarla alla bocca e io sono contenta di sapere che a te manca la texture!

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  2. Admin ha detto:

    L'olio del paese, pane e olio che spettacolo! “La vita ha una densità cremosa di un buon cappuccino” è una frase bellissima.

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