In risposta a "Lettera aperta a chi svolge un lavoro creativo e si sente sfruttato"

Questo articolo è una risposta personale all’articolo di Mattia Salvia, che trovate qui: https://medium.com/p/6f57d95181fc
L’Italia è il paese che amo. No, a dire il vero non volevo iniziare così.

L’italia è un paese di santi, navigatori, allenatori di pallone, cuochi e di bastian contrari.

Non se ne esce, ogni volta che qualcuno trova il modo di svoltare, far parlare di sé, focalizzare l’attenzione su un argomento arriva sempre il signor Precisetti, quello che guarda gli operai lavorare sentendosi in pieno diritto di dire la sua. Croce e delizia della democrazia, ognuno può dire la sua.

Caro Bastian Contrario, questo post è per te. Io non so chi tu frequenti e quali siano state le tue possibilità economiche e quali e quante opportunità ti abbia offerto la vita, però ci tenevo a farti sapere che mi sento profondamente offesa dalle tue parole e così mi sembrava giusto raccontarti un po’ anche la mia versione.

I video virali sono un’ottima strada per condividere un messaggio, ormai non è più cosa nuova neanche questa e si chiamano virali perché il nostro ditino sul mouse proprio non riesce a star fermo, dobbiamo condividere quello che abbiamo appena visto e così in men che non si dica, il video è sulla bocca di tutti, anzi sulle bacheche. Significa che si è colpito nel segno, significa che tutti più o meno abbiamo trovato delle affinità con quel video.

Tu non hai idea di quanti siamo, non hai idea di quanto sangue sputiamo ogni giorno per una pacca sulla spalla e un calcio in culo appena possibile. No, non tutti possiamo permetterci di studiare allo IED. No, non tutti abbiamo tempo e voglia di fare selfie ore, minuti e secondi della nostra giornata. Si, abbiamo anche abbastanza humor per trovare il lato buono in quello che continuiamo a fare nonostante le continue avversità.

Ti dirò di più, spesso la vita di noi “creativi” diventa un tutt’uno tra lavoro e tempo libero, perché ci piace cosi tanto che facciamo del nostro tempo libero sempre un’occasione in più per tenerci al passo coi tempi, acquisire informazioni e rinnovarci.

Non è masochismo, è amore per il nostro lavoro e qui smetto di parlare al plurale perché sono certa che tra il pubblico ci sarà qualcuno che la pensa diversamente.

Sono nata in un negozio di fotografia. Mio padre e mia madre mi hanno insegnato che nella vita per ottenere qualcosa bisogna impegnarsi. A casa si mangiava se si lavorava e questo volenti o nolenti è stato il leitmotiv della mia vita.

Con la scusa che bisogna fare pippa perché sono giovane e devo imparare ho ottenuto questo risultato: per 10 anni ho guadagnato a malapena i soldi per arrivare a fine mese, nel frattempo non sono più giovane, non ho un soldo da parte, non ho una pensione, non ho un bel niente se non la mia professionalità.
Questo motivo mi ha portata ad imparare la prima grande legge del lavoro: non si lavora gratis, Mai. Per nessuno. Non è questione di studi o di soldi spesi a studiare o di chissà quale velleità artistica, banalizzando è questione di rispetto per una professionalità che in Italia attualmente non è ancora riconosciuta, meno che mai dall’uomo della strada.

Se scelgo di lavorare gratis è perché mi va di fare beneficienza, ma deve essere una mia scelta e non la scelta del committente.
Accetterei probabilmente di lavorare gratuitamente se ritenessi il progetto cosi valido da spenderci le mie energie nel tempo libero, magari perché la persona che me lo propone realmente non ha soldi da investire ma ti dico una cosa, tutte le volte che qualcuno mi ha pagato con molto ritardo e molte sollecitazioni o non mi ha pagato proprio, questo qualcuno spendeva fior fior di soldoni alla faccia mia che avevo buttato il mio prezioso tempo, le mie diottrie e la mia professionalità su qualcosa che portava soldi a qualcun altro, non a me. Questo perché il mio lavoro non viene riconosciuto professionalmente e questo è il senso di uno dei tre video della campagna #coglioneNO.

Ho lavorato gratis in una piccola televisione perché l’editore era troppo occupato a pippare in giro piuttosto che pagare me, che giovane e forte ripiegavo come cameriera le mie frustrazioni di giovane ragazza che “vorrebbe fare cinema”.

Conosco la sveglia delle 4 del mattino, perché se non ti pagano per il tuo lavoro devi ripiegare sul doppio lavoro, fin quando il fisico regge e le motivazioni pure.

Conosco anche i colpi di sonno in autostrada mentre corri a fare il terzo lavoro, quello che fai nei week end perché durante la settimana hai già tutto pieno.

Conosco la casa in condivisione generalmente col “coinquilino di merda” perché come tanti giovani oggi non mi posso permettere un affitto intero.

Conosco il ricatto morale del contratto in scadenza.

Conosco cosa vuol dire ricevere il ben servito al telefono in conference call dopo l’ennesima notte da 12 ore di turno in una grande azienda televisiva italiana di cui non farò il nome.

Conosco cosa vuol dire lavorare da casa nonostante la febbre perche c’è un video da consegnare e non si puo fare diversamente.

Conosco non vedere riconosciuto il mio lavoro sui titoli di coda nonostante il sangue sputato per quel video, perche “così fan tutti”.

Conosco il “non ti posso pagare, ma il video avrà una grande visibilità nei cinema”

Conosco il “ti stimo, puoi farmi il video gratis”  girando le scene in un grande hotel con stanze da 400 euro a notte che non si affittano certo con la stima e “però il pranzo ve lo portate da casa”

Conosco il “quanto vuoi? no e’ troppo”

Conosco 5 anni di stramaledette rate per pagarmi la workstation per lavorare, che non avevo ancora finito e la workstation era già obsoleta e stavo punto e a capo

Conosco la frustrazione per non potermi pagare un corso 3D

Conosco gli occhiali che ho dovuto mettere nonostante i miei 10/10 di vista per tutte le ore che passo a lavorare davanti al computer

Conosco i mal di schiena e gli uffici che neanche una sedia decente si degnano di fornirti

Conosco scantinati spacciati per uffici

Conosco postazioni di lavoro che non avevano neanche i programmi per lavorare e “arrangiati tu”

Conosco lavori in cui “se non ti sta bene ne trovo altri 100 che fanno il tuo stesso lavoro per meno”

Conosco la frustrazione dello “schiacciabottoni”

Conosco la modifica all’ultimo secondo che ti fa saltare tutti i piani e l’ennesima lezione in palestra andata a farsi benedire

Conosco il “che ci vuole, 2 minuti” che al cambio vale 2 ore

Conosco le notti in bianco, i sonni a metà aspettando interminabili render

Conosco turni da 16 ore continuate

Conosco la sensazione che si prova ad andare in metropolitana con 40 di febbre perché non c’è nessuno che ti possa sostituire per la rassegna stampa di un canale che in tutta Italia vedrete tu che lo mandi in onda e forse i tuoi genitori a casa che fanno il tifo per te

Conosco il politico vestito di diritti sociali che ti dice “mi avete rotto i coglioni” perché si scoccia di essere intervistato nella sua televisione per la sua campagna elettorale senza avermi pagato neanche il pranzo, figuriamoci gli straordinari di una diretta televisiva lunga una settimana intera.

Conosco la sensazione di leggere sul contratto che sei un “aiuto – montatore” quando invece sei il grafico e montatore che nel linguaggio INPS significa un livello diverso dal tuo, ovviamente molto molto meno riconosciuto economicamente

Conosco la frustrazione di fare un lavoro che non sai più nemmeno tu come fare ad andare avanti perché non ti viene permesso di lavorare bene

E potrei continuare ancora per molto.

L’importanza di questi video sta nel fatto che per la prima volta qualcuno è riuscito a sollevare  il problema. Perché è un problema se lentamente, quotidianamente, silenziosamente, un pezzo alla volta ti rosicchiano quelli che sono i tuoi diritti fondamentali e con loro l’entusiasmo e la voglia di fare e di dare di più. Nel frattempo diventi vecchio e quello che hai ottenuto è solo tanta rabbia nei confronti di un mondo, di una società, di un Paese che non ti vuole, che non ti riconosce, che non ti permette di esprimerti.

L’abitudine è una brutta bestia e quello che mi spaventa è che ci abituiamo a tutto, anche a non avere, siamo bravi ad arrangiarci noi italiani. Poi un giorno fai la valigia e capisci di aver preso parte ad un corso di sopravvivenza lungo tanto quanto i tuoi anni e ti stupisci per le cose più banali, come per esempio avere una finestra in ufficio.

Dici che la sto facendo tragica? Guarda quanti siamo.

Il lavoro nelle fabbriche non esiste più e non ve ne siete ancora accorti, di lavoro nelle fabbriche ce n’è sempre meno, è altrove, dove le persone vengono pagate molto poco e dove non viene richiesto di pensare.
Fare del lavoro di concetto un’eccellenza dovrebbe essere un punto fisso sul programma di ogni politico che aspiri a diventare il nuovo leader di questo Paese.
Il lavoro di concetto e quindi anche il lavoro creativo produce PIL ed è per questo che andrebbe incentivato partendo dai concetti basilari, primo tra questi il riconoscimento della professione. Se l’Italia non si muove a trovare una legislazione, una chiave di lettura per quelle che sono le nuove professioni perderà ancora una volta l’occasione per tornare a galla con intelligenza.

Bisogna ripartire dalle nuove professioni perciò che se ne parli, che si ponga l’attenzione sul problema, che si faccia educazione civica perché pagare per un servizio è importante tanto quanto pagare le tasse.

Lascia che i tuoi contatti pseudo creativi/selfie addicted/cripto-hipster dell’ultim’ora condividano sui social network questi video, lascia che il problema salga in superficie tanto ci sarà sempre l’altro lato della medaglia, i 20enni spocchiosi laureati in Cinema che si sentono già registi sono sempre esistiti ma se uno non fa lo spocchioso a 20 anni allora quando?

Per tutto questo e per molto altro penso di poter capire l’esaltazione che può provocare il codice esadecimale del blu di Prussia, io mi esalto per due righe su illustrator, tu chiamala se vuoi deformazione professionale.

Un caro saluto. Questo è gratis.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lucilla ha detto:

    Grazie Mary sono commossa!! io ero con te nello scantinato senza finestre. So bene cosa voglia dire non vedere riconosciuta la propria professionalità, il proprio impegno, la dedizione. Conosco il ricatto del contratto in scadenza. So bene cosa voglia dire portare a termine un lavoro sapendo che altri ci metteranno il nome! Sostengo a pieno la campagna e sono felice di vedere che finalmente le nuove generazioni riescano a denunciare, proprio per tramite della loro ironia e creatività, una situazione ormai divenuta insostenibile. I giovani hanno bisogno di esprimersi e se lo fanno per rivendicare un diritto, soprattutto lo fanno in un modo tanto creativo quanto efficace e pacifico, allora bisogna solo sostenerli. Perché il diritto al lavoro (e non solo quello creativo) è un diritto di tutti!!!!

    Mi piace

  2. Andrea ha detto:

    GRAZIE! avrei messo più insulti a Salvia, ma GRAZIE!

    Mi piace

  3. francesca esposito ha detto:

    Ogni generazione si trova a confrontarsi contro i propri mostri. Ciò non significa che non bisogni combatterli! Mi è capitato spesso di essere guardata come un'aliena perchè chiedevo di essere retribuita per il mio lavoro. Io “chiedevo”… perchè mi rendevo conto che non era dato per scontato! Si potrebbe aggiungere alla lista delle frustrazioni… come tante altre cose. Lavorare gratis è un virus! Ne siamo infetti. Siamo così abituati che a un certo punto ci convinciamo che sia giusto. Forse perchè abbiamo infinitamente bisogno di credere che il nostro “lavorare gratis” sia in realtà un investimento. Grazie di aver interpretato così bene quello che penso.

    Mi piace

  4. Giovanni Ricciardi ha detto:

    Io però te la butto li: hai perso un casino di tempo facendo cose per altri che probabilmente non ti piacevano, e così abbiamo fatto in tanti. Tu però hai imparato a portare avanti quello che ti piace come se fosse la tua missione, e hai imparato a mantenerti economicamente in altro modo, per poter fare quello in cui credi, e sperare che diventasse un lavoro. Ora, se tu avessi speso tutte quelle ore per fare qualcosa che ti piacesse davvero, senza neanche avere un'ottica retributiva ma soltanto per amore dell'arte, della solidarietà o qualsiasi cosa sia questo progetto. Forse ti saresti ritrovata con qualcosa di molto più valido, con la stessa esperienza professionale ma con il vero vanto di poter dire “ti piace quello che ho fatto? se ne vuoi uno simile costa”.
    E' questo secondo me che dovremmo fare, sputare sangue per fare le cose che amiamo, e guadagnare un sacco di soldi vendendo la nostra esperienza. Adesso invece sputiamo sangue per fare esperienza, e non ci rimane niente da vendere.

    Mi piace

  5. Admin ha detto:

    Ma io sputo sangue per le cose che amo e il mio lavoro lo amo davvero, solo che fino a sei mesi fa a stento riuscivo ad arrivare a fine mese, con l'aggiunta di tante frustrazioni inutili di contorno. Adesso faccio esattamente la stessa cosa, sputo sangue e mi impegno ogni giorno ma vengo retribuita più che dignitosamente, le condizioni di lavoro sono decisamente migliorate e la mia figura professionale ha un valore e un peso nella società del Paese che mi ospita

    Mi piace

  6. Admin ha detto:

    grazie a te!

    Mi piace

  7. Admin ha detto:

    Grazie a te Francesca per essere passata da queste parti e aver condiviso il tuo pensiero, spero che quest'onda di indignazione non smonti e che presto possa prendere vita sotto forma di un movimento riconoscibile

    Mi piace

  8. Admin ha detto:

    che ci vuoi fare, so regazzini! Grazie a te

    Mi piace

  9. Admin ha detto:

    Grazie Luci, detto da te questo commento è un mega complimentone. Passa quando vuoi che mi fa sempre piacere!

    Mi piace

  10. babau ha detto:

    Il responsabile della propria debolezza caratteriale e' solo il debole. Se non ti pagano vuol dire che hai scelto il lavoro sbagliato. Da archeologo gratis a squalo. Se devi mangiare diventi carnivoro, oppure non hai fame

    Mi piace

  11. Andrea Ferloni ha detto:

    cara scrittrice, noto molta rabbia nella tua risposta, forse piu' del dovuto. credo che l'autore dell'altro articolo colga nel segno descrivendo le aspettative eccessive di molti che ritengono che solo per il fatto di avere competenze abbiano automaticamente diritto a x y z. lo fa con un tono canzonatorio un po' antipatico per chi come te sta nel settore, ma tutto sommato coglie il punto, e non e' questione di bastian contrarismo, che pure abbonda in Italia. tu gli rispondi per le rime, e dai carne e ossa alla realta' che tu conosci bene, ma c'e' una cosa che non capisco: sensibilizzazione di chi? chi dovrebbe cambiare la propria condotta, e cosa dovrebbe spingerli a farlo? i politici forse, magari tutelando i diritti dei lavoratori, investendo nella ricerca e liberando risorse per imprenditoria e innovazione. i datori di lavoro? e perche', quando possono contare su un esercito di stagisti pronti a lavorare a costo zero, e tutti i loro competitori agiscono allo stesso modo?
    o i creativi stessi che invece di chiedere e aspettare che sia dato, o che il cambio arrivi da fuori o si sblocchino fondi per i progetti potrebbero mettersi insieme e creare alternative indipendenti e auto organizzate?

    paradossalmente, quindi, nonostante mi trovi piu' d'accordo con te, il tuo articolo trasmette pessimismo, mentre l'altro nonostante il tono di scherno suona una sveglia che a molti potrebbe servire.

    sensibilizzare va bene, ma secondo me c'e' bisogno di proposte decise e precise di cambio sistemico (per intenderci, no grillo), e serve volonta' di mettersi insieme e creare! senza aspettare progetti, o che il datore di lavoro cocainomane cambi, ma spremendosi le meningi per capire come dare riscontro economico al proprio lavoro creativo.

    un saluto da un lavoratore dipendente emigrato in Spagna.

    Mi piace

  12. Anonimo ha detto:

    Da qualche tempo ho cambiato città, convinta che avrei potuto imparare ancora e fare di piu. Ma non mi viene data la possibilita per il momento.
    Ho ricevuto fino ad ora solo delusioni e parole incoerenti. Poi ho deciso di smetterla con i lavori a gratis, quelli che facevo per investire sulla mia professione, per fare esperienza, per imparare ancora. si, ho smesso. proprio come fosse una dipendenza. E da li sono cominciati i silenzi.
    La delusione e la depressione sono un mix letale, uccidono entusiasmo, determinazione e creatività. Tutte cose di cui andavo fiera.
    Ma io non smetto di combattere!
    Attenzione: molti di quelli che parlano di questo tema sono tra i primi a pronunciare certe frasi come datori di lavoro. Ma probabilmente gli piace confondersi nella mischia..
    Ho ascoltato una frase l'altro gg alla tv, e la ritengo veritiera: l'Italia è il paese di Polifemo: gente che guarda con un occhio solo.

    In bocca al lupo a tutti!
    Dida
    evendida.wordpress.com

    Mi piace

  13. Lucilla ha detto:

    è come per le prostitute: tutti si indignano ma se il fenomeno perdura nei secoli dei secoli è perchè qualcuno ci va!!!
    certe aziende non si vergognano a proporre certe truffe perchè ci sarà sempre il figlio di papà che pur di riempirsi la bocca con un “lavoro creativo” andrà a lavorare per due spicci! e purtroppo ci sarà sempre il giovane volenteroso che si illuderà di crescere e fare esperienza mentre qualcun altro si riempirà le tasche a sue spese. del resto i nuovi mezzi rendono la lotta impari. sono troppo facilmente accessibili e poiché la quantità ha già scavalcato il metro della qualità dall'era industriale ad oggi, è per molti troppo facile reperire menti fresche da spremere. inoltre c'è che si, la società del consumo che si alimenta di slogan appetibili e una comunicazione veloce ha necessità di menti altrettanto fresche e veloci, che sappiano stare al passo coi tempi. sto maturando la convinzione che l'errore è nostro da entrambe le parti: è un errore in giovane età sperare che “…da cosa nasca cosa e prima o poi spiccherò il volo”; ed è un errore in età avanzata pensare che fare gli interessi di TV private e politicizzate, lavorando ai loro inutili programmi fatti apposta per l'ottundimento delle menti; così come per la pubblicità o per tutte quelle aree del web che mirano solo ad un discorso autoreferenziale, spesso di tipo aziendalista, bè insomma, che sia un errore pensare che noi che ci lavoriamo facciamo ormai un lavoro creativo! la creatività si esprime nell'arte e nell'artigianato ma anche questi campi ormai sono stati inquinati. l'arte contemporanea è un bluff sostenuto da critici di casta, l'artigianato dei falegnami e delle sartine si è perso nella notte dei tempi, quando ci hanno illuso che stare in ufficio attaccati ad una macchina era il futuro. la creatività si alimenta con l'esperienza, vivendo, scambiando, entrando in contatto col prossimo. sono in pochi a potersi permettere la vera creatività oggi perchè questa presuppone una libertà che abbiamo perso. per questo i ventenni sono più creativi: perchè sono più liberi. almeno finchè non si accorgono che il tempo è passato, non sono più tanto giovani e qualcuno li ha sfruttati!!
    è vero, come dice Andrea sarebbe più costruttivo dedicare tempo e risorse a realtà indipendenti ed auto organizzate, dove si possa veramente esprimere la propria creatività, ma queste già esistono e spesso rimangono fini a se stesse. la verità io penso, è che il lavoro creativo non presuppone padroni. il lavoro creativo presuppone un messaggio che deve essere il proprio e non quello del padrone; il lavoro creativo è un lavoro politico come lo è la vera arte. per questo mi sono licenziata. per questo forse non farò più un lavoro creativo. perchè devo ritrovare la mia creatività. devo recuperare quel fuoco che mi animava a vent'anni. semmai dovessi ritrovarlo il mio impegno è quello di metterlo in pratica su progetti miei. insieme a gente valida, che abbia idee da condividere e trasformare in un messaggio che sia intimo e personale, non standardizzato, utile solo alle logiche di mercato. come dimostra la campagna di questi giovani ragazzi, il lavoro creativo diventa veramente tale e come tale viene riconosciuto, quando ad animarlo c'è un reale impulso alla comunicazione, alla socializzazione, alla condivisione di un tema che è sociale e politico, perchè coinvolge tutti e tutti ci riguarda. creativi e non.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...