Il passato è passato

A cosa serve una fotografia? Forse è una domanda banale ma se ne potrebbero fare di trattati di filosofia fotografica a riguardo.

Ieri pomeriggio ero in cucina che frettolosamente preparavo il mio quotidiano tè ai frutti rossi, ho l’abitudine di buttare l’involucro della bustina fuori, sotto la finestra direttamente nei contenitori della differenziata.

Giro la maniglia, apro la finestra, alzo gli occhi e uno spettacolare volo di storni sul cielo di Roma mi rapisce a tal punto da far quasi raffreddare la bevanda, un evento comune per chi verso le 17 si trova in zona Termini o Trastevere ma spettacolare per chi non volge mai lo sguardo al cielo.

L’istinto è stato quello di correre ad impugnare la macchina fotografica, montare tele, cavalletto e trasformare in poesia qualche vagonata di pixel. La realtà è che nel tempo in cui facevo tutto questo gli storni se ne erano già andati da un pezzo. Insomma sempre la solita frustrazione fotografica, ci vorrebbe una memory card installata nel bulbo oculare per farmi stare meglio.

Purtroppo probabilmente questo è lo stesso istinto che invita il ditino delle persone a fare click davanti al relitto della Concordia, a casa dello zio Michele oppure a Cogne. Pratica fastidiosa tanto quanto quelli che fanno ciao ciao con la manina durante i collegamenti televisivi anche se questi li detesto un po’ di più.

La Concordia mi ha portato indietro di qualche anno, ha acutizzato il mio desiderio di partire ancora e mi è venuto spontaneo andare a guardare l’album con le fotografie di quella fantastica esperienza.

Le fotografie sono la prova certa di ciò che ero e di come non sono più, è la certezza di aver visto posti che adesso mi sembra di ricordare come in un sogno, a volte arrivo a dubitare dei miei ricordi, la colpa è della mia fervida fantasia, poi guardo quelle foto eh… cavolo, è tutto vero! Ma allora cosa ci faccio ancora qui?

I ricordi sono una forma edulcorata della realtà, le cose come ce le ricordiamo non corrispondono mai al vero, nemmeno la percezione di noi stessi è la stessa tant’è che quando guardiamo una foto vecchia finiamo sempre per pensare che non eravamo così brutti come ci sembrava.

Le persone tendono a cancellare ciò che le fa stare male, rimane il succo concentrato di passioni, amori, amicizie, belle speranze, la nostra vita come ce la ricordiamo noi è un “best of” e questo spiega l’esistenza della nostalgia. Le foto sono il nostro esasperato modo di restare incollati a quei brandelli di realtà che il tempo inesorabile corrode, come il mare con la pietra quando diventa sabbia.

Fatevi una foto e chiudetela in un cassetto per dieci anni allo scadere dei quali, magari davanti ad una birra, più cattivi e cinici di un tempo godetevela e lasciatevi trasportare dall’onda lunga della malinconia, probabilmente troverete un milione di motivi per odiarvi per le scelte sbagliate ma è già un grande traguardo essere arrivati dove siete e probabilmente quella sarà la vostra motivazione per dare l’ennesima svolta alla vita che verrà.

Il passato è passato e se è passato un motivo ci sarà dunque come dicono in tv rifiuto l’offerta e vado avanti!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Bellissimo post.. E' vero, le foto ritrovate hanno spesso un sapore nostalgico/agrodolce, specie quelle che cerchiamo volutamente. Sono d'accordo con te, bisognerebbe cercare di dare un senso al passato quando sembra non appartenerci e che invece può renderci più liberi, peccato che a volte è una vera e propria battaglia all'ultimo sangue verso se stessi, ma ce la si fa, credo.

    Mi hai ricordato questo passo da “L'amore ai tempi del colera”: Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato”
    Un abbraccio
    Marianna

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  2. Mariantonietta ha detto:

    ce la si fa, ce la si fa! 😉
    grazie d'esser passata da queste parti, è sempre un piacere trovare qualcuno che apprezza le mie elucubrazioni ^___^

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